Perché Iran-Iraq non sarà solo una partita?

Sarebbe troppo facile dire che il ricordo della guerra combattuta dal 1980 al 1988 domina tuttora in entrambi i paesi. Eppure non sarebbe sufficiente a spiegare perché Iran-Iraq non sarà solo una partita. Le due nazionali mediorientali si affrontano nella 3^ giornata del Gruppo D della Coppa d’Asia EAU 2019, e sono matematicamente qualificate agli ottavi di finale.

Perché Iran-Iraq non è solo una partita?
Perché Iran-Iraq non è solo una partita? Il terzino curdo iraniano Vouria Ghafouri (a sx) contrastato dall’iracheno Ali Adnan

Persia contro Mesopotamia

La prima cosa che viene in mente è la storia dei due paesi, che anticamente venivano chiamati con nomi diversi: Persia e Mesopotamia. Non sfugge – neanche a chi appassionato di storia non è – che curiosamente entrambi i nomi evocano grandi imperi, culti antichi, opere d’arte e architettura. Per non parlare del fatto che qualcuno definisce quelle terre “culla della civiltà”.

Questo aiuta a spiegare come mai gli abitanti (e quindi i tifosi) dei due paesi spesso e volentieri sono orgogliosi della propria terra. Questo sebbene l’Iran oggi non sia certamente l’antica Persia, né l’Iraq rappresenti esattamente quella che era la Mesopotamia. Eppure i tifosi del Team Melli non rinunciano a paragonare i propri beniamini ai condottieri persiani. Dall’altra parte il soprannome della nazionale irachena è proprio Leoni della Mesopotamia.

Un po’ Iraq un po’ iran

Bashar Resan
Bashar Resan, calciatore dell’Iraq

Nell’Iraq di questa Coppa d’Asia EAU 2019 ci sono due giocatori che militano nella Persian Gulf Pro League. Ambedue vestono le maglie dei due club principali di Tehran.

Bashar Resan, classe 1996, gioca nel Persepolis allenato dal croato Branko Ivankovic.
Nella sua prima stagione in Iran ha vinto uno scudetto, raggiungendo pochi mesi dopo la finale di Champions League Asiatica.
Nel suo club gioca come mediano, in posizione più arretrata rispetto alla nazionale.
E’ stato eletto in Iraq miglior calciatore iracheno dell’anno 2018.

Hummam Tareq
Hummam Tareq, calciatore dell’Iraq

Invece Hummam Tareq, anche lui nato nel 1996, è alla sua prima stagione con la maglia dell’Esteghlal di Tehran.
Il tecnico tedesco Winfried Schäfer lo impiega spesso come ala, stesso ruolo che ricopre in nazionale.
Non risparmia i contrasti, anzi, ha causato l’infortunio del capitano del Persepolis (Hossein Mahini) nell’ultimo derby di Tehran, dove ha affrontato il connazionale Bashar Resan.

 

Vicini rivali

Perché Iran-Iraq viene definito un derby? Sarà che si tratta di una partita tra due paesi confinanti; sarà che i cui nomi si somigliano nella versione inglese (mentre in farsi e arabo non c’entrano nulla);  ma sarà soprattutto per il fatto che nel calcio c’è una vera rivalità.

Nelle edizioni 1972 e 1976 della Coppa d’Asia gli iraniani hanno battuto rispettivamente 3-0 e 2-0 gli iracheni, nella fase a gironi, per poi laurearsi campioni.

Dopo la sanguinosa guerra durata otto anni, le due nazionali si sono affrontate in amichevole, e successivamente nelle qualificazioni ai Mondiali di USA 94: per motivi di sicurezza il match venne disputato a Doha (Qatar), dove l’Iraq vinse 2-1. Con lo stesso risultato i Leoni della Mesopotamia vinsero anche nella fase a gironi della Coppa d’Asia 1996, dove però l’Iran alla fine si classificò terzo. Nell’edizione successiva del torneo, nel 2000, Ali Daei fu l’autore del goal partita degli iraniani.

L’Iran vinse 2-1 nel doppio scontro delle qualificazioni ai Mondiali di Giappone-Corea del Sud 2002, senza però riuscire a qualificarsi. Anche nella Coppa d’Asia 2011 il Team Melli vinse in rimonta 1-2.

Un conto in sospeso

La striscia positiva di risultati per l’Iran contro gli iracheni si è infranta nei quarti di finali Coppa d’Asia 2015, in una partita che ha fatto perdere le staffe al CT portoghese Carlos Queiroz.

In vantaggio con Azmoun, i persiani furono ridotti in dieci prima dell’intervallo a causa dell’espulsione di Pouladi da parte dell’arbitro australiano Williams. In apertura della ripresa Yasin realizzò la rete del pareggio, per cui la gara proseguì ai supplementari: per due volte l’Iraq andò a segno (Mahmoud e Ismail) ma, nonostante l’inferiorità numerica, l’Iran riacciuffò il pareggio con PourAliGanji e Ghoochannejhad. Infine, ai calci di rigore, vinsero i Leoni della Mesopotamia per 6-7.

Le immagini della lacrime di Sardar Azmoun fecero il giro del mondo, e sono state riprese spesso sui social dai tifosi avversari, ovviamente non solo iracheni. La sconfitta del 2015 brucia ancora a Queiroz, ai suoi ragazzi, e ai supporter del Team Melli.

Forse in fin dei conti è meglio affrontarsi così, nella fase a gironi, ed entrambe già qualificate agli ottavi. Perché Iran-Iraq hanno un conto in sospeso, sul campo di calcio.

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