Cosa stano pensando gli iraniani del Team Melli?

A tre giorni da Inghilterra-Iran è arrivato il momento di fare chiarezza su cosa stanno pensando gli iraniani del Team Melli. Sono in tanti in Europa e in America a chiedersi se davvero 80 milioni di iraniani abbiano in mente di seguire i risultati della Nazionale iraniana ai Mondiali di Qatar 2022. Una domanda che trae fondamento nel fatto che da un paio di mesi sono in corso manifestazioni in tutto il Paese, represse con la violenza da parte del governo.

Questo articolo nasce da Twitter, dove sull’account di @calcioiraniano è stato chiesto se i giocatori dell’Iran durante la Coppa del Mondo compiranno dei gesti in solidarietà verso le vittime della repressione.

Chi sta commentando i social

Blocco internet

La stragrande maggioranza di chi sta commentando sui social i profili dei calciatori del Team Melli non si trova fisicamente in Iran: questo perché è più di un mese che il governo ha interrotto la connessione ad internet per circa 12 ore al giorno, con picchi di 14 ore. Unica eccezione gli uffici pubblici dove gli utenti sono collegati in orario di lavoro e per motivi strettamente legati alla professione. Va ricordato che la connessione avviene tramite proxy, vale a dire una rete internet filtrata a livello nazionale.

Per aggirare il filtro è necessario collegarsi tramite VPN, cioè una rete privata virtuale (e quindi non quella nazionale), ma non è semplice: le app VPN sono a pagamento, e rappresentano un vero e proprio business, tant’è vero che è scoppiato uno scandalo quando si è scoperto che alcune app fossero di proprietà dei figli di alcuni politici iraniani, residenti all’estero.

Social e filtri

Soltanto tramite VPN è possibile accedere a Facebook, Twitter, Telegram e, da ultimo, anche Instagram. In Iran l’utenza principale dei social da mobile è formata proprio dai numerosi giovani – sotto i 30 anni, spesso minorenni – che con coraggio manifesta in piazza. Invece nelle stesse ore altri utenti iraniani, che vivono all’estero, scrivono insulti e minacce (anche di morte) ai giocatori della Nazionale: «Noi non perdoniamo e non dimentichiamo» è uno degli slogan più diffusi. Ciò ovviamente non significa che siano tutti sostenitori del Team Melli. Ma, data la situazione estremamente critica, molti hanno ben altro a cui pensare: il blocco di internet ha causato danni incalcolabili all’economia, in aggiunta alla violenta repressione. Questo è a grandi linee il quadro all’interno dell’Iran.

Invece, al di fuori dall’Iran gli utenti sono molto attivi quando hanno la fortuna di vivere in Paesi con maggiore libertà di espressione. In questo caso abbiamo due categorie:

  • chi tifa il Team Melli per passione sportiva, come avviene in questo blog;
  • chi invece sta facendo contro gli atleti una violenta campagna per fini politici. Si tratta perlopiù di dissidenti in Europa e America che hanno come obiettivo la caduta della Repubblica Islamica. La loro campagna è infatti contro la “Nazionale della Repubblica Islamica”.

La posizione dei dissidenti politici

Ai primi di Ottobre 2022 è stata pubblicata una lettera aperta da parte di 150 dissidenti politici iraniani (residenti principalmente negli Stati Uniti), indirizzata alla FIFA, il massimo organismo mondiale di calcio. L’obiettivo della lettera era la mancata partecipazione dell’Iran ai Mondiali in ragione della “violazione dei diritti umani”. La lettera si è presto trasformata in un vero e proprio ricorso attraverso lo studio legale spagnolo Crespo, uno dei migliori in materia di diritto sportivo, presentato alla FIFA alla vigilia del consiglio del 22 ottobre a Auckland: in quell’occasione la richiesta non è stata messa agli ordini del giorno.
In particolare i media italiani e spagnoli hanno rilanciato la notizia, affermando erroneamente che fosse partita dagli stessi calciatori della Nazionale: la fake news riportava addirittura tra i firmatari proprio Ali Daei, il quale ha seccamente negato.

Le iniziative dei dissidenti iraniani dall’estero hanno aumentato la pressione sul Team Melli anche grazie ai media in lingua persiana:

  • BBC Persian Service, in Inghilterra, del network britannico BBC;
  • Voice of America Persian News Network, negli Stati Uniti, del servizio radiotelevisivo federale americano;
  • Radio Farda, in Repubblica Ceca, che riceve fondi dal governo degli Stati Uniti;
  • Manoto, in Inghilterra, alla quale fanno riferimento i monarchici;
  • Iran International, in Inghilterra, di proprietà di una holding partecipata dall’Arabia Saudita.

I gesti del Team Melli

Le regole del ritiro

Tutti i calciatori sono soggetti a regole ferree quando sono in ritiro (club o Nazionale che sia): tra queste ci sono anche limitazioni e divieti riguardo a interviste e contenuti social. Anche per il Team Melli valeva lo stesso in questi giorni in Qatar; così come valeva a fine Settembre durante il ritiro in Austria, quando la Nazionale iraniana ha giocato le amichevoli con Uruguay e Senegal. In quell’occasione l’attaccante Sardar Azmoun, il portiere Alireza Beiranvand, il centrale Majid Hosseini, e lo stopper Shoja Khalilzadeh avevano pubblicato su Instagram dei post in solidarietà alle vittime nel loro Paese, poi cancellati. Anzi, per alcuni giorni Azmoun ‘congelò’ il proprio profilo Instagram, dove non furono visibili né i suoi post né i suoi seguaci: alcuni media pubblicarono la fake news che i suoi compagni lo avessero smesso di seguire.

Venne invece messo alla gogna Mehdi Taremi, bomber del Porto, per aver festeggiato la rete della vittoria contro l’Uruguay: era il 23 Settembre 2022, a pochi giorni dalla morte di Jina “Mahsa” Amini, che aveva provocato lo sdegno dell’intero Paese. Al contrario, qualche giorno più tardi è diventato un eroe proprio Azmoun, per non aver celebrato il goal del successo sul Senegal: ma quel giorno a fare notizia furono i giubbotti neri indossati dai calciatori durante l’esecuzione dell’inno della Repubblica Islamica, coprendo proprio i simboli governativi sulle magliette.

Le regole della FIFA

Terminato il ritiro austriaco, tutti i giocatori del Team Melli hanno cambiato i profili social con la mappa dell’Iran su sfondo nero. Un gesto in solidarietà verso la scomparsa di Jina e le vittime della repressione. In seguito ognuno dei calciatori ha scelto singolarmente come esprimersi:

  • chi non ha festeggiato goal in campionato (Taremi in Portogallo; Karim Ansarifard in UEFA Europa League; i calciatori che giocano in patria);
  • chi ha continuato a postare storie con messaggi di cordoglio per l’Iran;
  • chi non ha cantato l’inno della Repubblica Islamica proprio a Tehran (cosa non da poco) prima dell’amichevole con il Nicaragua. Degli undici scesi in campo dal primo minuto, in nove rimasero in silenzio.

Quando i 26 convocati sono volati in Qatar, sono ricominciate le regole del ritiro insieme a quelle della FIFA, che vieta espressamente ogni messaggio di natura politica. E proprio la FIFA ha pubblicato le foto dove si vedono i calciatori iraniani sorridenti. Si sono scatenati subito i commenti di rabbia sui social: «Mentre in Iran muoiono donne e bambini, questi pensano a ridere». In realtà i giocatori del Team Melli sono 𝐨𝐛𝐛𝐥𝐢𝐠𝐚𝐭𝐢 alle foto dalla manifestazione organizzata in Qatar, così come le altre 31 Nazionali partecipanti.

Il ruolo della politica

A scatenare l’odio di tanti iraniani sono state le fotografie del Team Melli con Ebrahim Raisi, il presidente della Repubblica Islamica. Viene ritenuto in Iran il responsabile principale della repressione. Perdipiù alcuni giocatori erano chini o con la mano sul cuore. A dire la verità non è stata una novità. L’incontro (con tanto di foto) è avvenuto nella stessa maniera delle edizioni precedenti dei Mondiali: nel 2006 con Mahmoud Ahmadinejad si trovavano proprio Ali Daei e Ali Karimi senior, che oggi accusano il governo e stanno al fianco della gente; nel 2014 e 2018 c’era Hassan Rohani, allora presidente della Repubblica Islamica, in posa insieme ai calciatori dell’Iran.
Questo dimostra che il Team Melli ha sempre attirato il capo di turno per poterne trarre dei benefici, ma non significa automaticamente che i calciatori appoggino il governo.

Le foto con Raisi sono state prontamente condivise dai dissidenti politici chiedendo agli utenti cosa stanno pensando gli iraniani del Team Melli. Le reazioni sono state nuovamente insulti e minacce di morte ai giocatori della Nazionale.

La linea di Queiroz

È stata la clamorosa reazione del CT Queiroz in conferenza stampa ad attirare i giornalisti, che così si sono concentrati su questioni politiche. Negli incontri successivi i calciatori iraniani si sono rifiutati di rispondere a domande politiche. D’altronde è la linea dettata dal commissario tecnico. Che però non esclude che il Team Melli possa sorprenderci con dei gesti di solidarietà.

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Pubblicato da Saman Javadi

Blogger italo-iraniano, tifoso di Juventus ed Esteghlal Tehran. Ama l'Iran e l'Italia dalla Storia alla cucina, e ne parla entrambe le lingue

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